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-“Non lo so.. c’è qualcosa che non piace di questa persona..”

-“In che senso? Cosa è che non ti convince?”

-“Non lo so… sensazioni.. ma non mi piace proprio!”.


 

 

Parliamo di istinto, in particolare di quella sensazione che viene definita epidermica o più semplicemente a pelle, una sorta di sesto senso che tutti abbiamo in dotazione, anche se in misura diversa.

Si tratta di un'idea che ci facciamo di un altro individuo al primo sguardo, dove un'occhiata fugace a volte determina se ci sta simpatico oppure no. Può capitare anche per una situazione o un progetto in cui ci stiamo per infilare, dove, a pelle, appunto, emergono sensazioni più o meno contrastanti.

Nessun motivo razionale all’orizzonte. Solo pura intuizione.

Alcuni definiscono questo fenomeno come una sorta di istinto difensivo a cui affidarsi ciecamente: se qualcosa non quadra, ci si tiene alla larga. 

A volte basta un'espressione infelice o dei movimenti sospetti per alzare il proprio livello di guardia e aumentare le distanze da qualcuno o qualcosa. Ma è altrettanto frequente il contrario: basta un sorriso per essere conquistati e affezionarsi. La cosa frequente è che in entrambe queste circostanze difficilmente si cambia idea.

Si dice che l’istinto sia il naso della mente

ma non  tutti la pensano così. C’è infatti chi non si fida affatto delle proprie sensazioni e predilige la logica e il ragionamento.

In effetti, l’istinto è qualcosa che dovrebbe essere affinato, altrimenti, più che aiutarci, può depistare le nostre decisioni. 

Bisogna quindi imparare a capire queste sensazioni extra sensoriali, e per farlo è necessario approfondirle con il giusto metodo. 

Innanzitutto, come nascono? Quasi tutti gli studi scientifici sono d’accordo sul fatto che la nostra mente percepisce molto di più di quello che siamo consapevoli. Sono davvero tante le informazioni che assorbiamo senza saperlo e che in futuro emergeranno sotto forma di sensazioni. Spesso accade in contesti emozionalmente rilevanti. 

Facciamo un esempio.

Durante le scuole superiori abbiamo un professore molto severo che a tratti sfiora la cattiveria. Durante le interrogazioni si diverte a perseguitarci e ci sentiamo alla sua mercé. In questa situazione di agitazione interiore la nostra mente comincerà a registrare tante informazioni, quasi tutte inconsapevoli: il tono della voce, le espressioni del volto, la distanza interpersonale che utilizza, la postura ecc. 

Ora, cosa accadrà quando in futuro incontreremo qualcuno con una di queste caratteristiche? Ecco emergere delle sensazioni a pelle di rifiuto che non ci sapremo probabilmente spiegare, ma che interferiranno con i nostri giudizi.

Qual è dunque la soluzione? Cercare di riflettere razionalmente il più possibile su tali sensazioni. In presenza di questi segnali, è importante porsi una semplice quanto destabilizzante domanda: “Qual è la cosa che più mi disturba (oppure che più mi piace) di questa persona?”. Se riusciamo ad isolare e chiarire tale informazione, allora ci avvicineremo sempre più ad una consapevolezza interiore. Si tratta di sollevare il velo di Maya che ci divide dalle nostre esperienze passate e imparare a conoscere se stessi.

Buone sensazioni a pelle!

 


 

 

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Dott. Matteo Sinatti 

Dott. Psicologia, Ipnotista

Coach in Ipnosi Conversazionale Persuasione Avanzata e Difesa Verbale

Socio ordinario dell’AIPNL (Associazione Italiana di Programmazione Neurolinguistica)  

Self Hypnosis Producer

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