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-“Hai chiuso la finestra prima di uscire?”

-“Ehm.. no. Per forza! Ho dovuto prima mettere a posto tutto quello che era in disordine e poi mi ha chiamato Michele al telefono, poi…..”

 

Quante volte ci siamo trovati a giustificare le nostre azioni anche quando non ne avremmo avuto bisogno? Quante volte lo abbiamo visto fare alle persone attorno a noi?

Non sarebbe molto più semplice rispondere in maniera chiara e sintetica senza addurre alibi o impedimenti? Sicuramente sì, ma a volte è davvero più forte di noi.

Questo fenomeno viene definito, in psicologia, comportamento ego-difensivo e ha come finalità quella di tutelare l’autostima e l’idea che ognuno ha di sé.

Ciò si manifesta soprattutto nelle persone più sensibili, la cui sicurezza personale risulta poco strutturata, dunque, nel momento in cui ricevono delle osservazioni (anche banali, come il fatto di aver chiuso o meno una finestra), avvertono spesso delle critiche velate.

Lo psicologo Leon Festinger, nel 1957, ha costruito una teoria riguardo questo fenomeno e l’ha chiamata dissonanza cognitiva. In pratica, quando i pensieri e i comportamenti sono in conflitto tra loro, l'individuo prova un disagio interno tale da sentire l’esigenza di eliminare gli elementi in contraddizione (dissonanti).

Il risultato? Nella maggior parte delle volte una scusa bella e buona! Attribuendo delle cause di forza maggiore alle proprie gesta, in modo da mantenere intatta la personale considerazione di sè.

La dissonzanza cognitiva è molto evidente, come abbiamo detto, nelle persone più insicure, anche se, in misura minore, è evidente in ognuno di noi (non fare il furbo! Anche tu sei un po’ così!).

Si tratta di un fenomeno subdolo, in quanto sfugge alla consapevolezza e dunque diviene difficile rendersene conto. Gli altri però se ne accorgono eccome! E quando cercano di porlo in evidenza, nella maggior parte dei casi ottengono una delle seguenti possibili risposte:

- una negazione (“Non è una giustificazione! Io non faccio così..”)

- una nuova giustificazione (“Ho detto così perché mi è capitato questo..”)

- un’accusa (“Io? Tu fai così!”)

 

Come fare per uscire da questo curioso meccanismo mentale? Ebbene, la prima cosa da fare è prenderne coscienza. Può sembrare scontato, ma non lo è affatto, dato che tende a sfuggire ad un controllo cosciente. Inoltre, sebbene controproducente, il fenomeno di giustificarsi svolge apparentemente una funzione di protezione, pertanto non è facile correggerlo, in quanto potremmo avere la sensazione di restare alla mercè dei giudizi altrui.

Un atto di coraggio e puro spirito di miglioramento potrebbe essere quello di farsi aiutare dalle persone care attorno a noi. Magari spiegando di aver letto questo articolo e di voler verificare la presenza di questo fenomeno su di sé. Se siamo noi stessi a domandare qualcosa, allora è probabile che gli altri non sentano di ferire la nostra sensibilità nel momento in cui ci fanno notare qualche difetto.

Spero di non essere la causa di futuri litigi di coppia!

Un caro saluto,

 


 

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Dott. Matteo Sinatti 

Dott. Psicologia, Ipnotista

Coach in Ipnosi Conversazionale Persuasione Avanzata e Difesa Verbale

Socio ordinario dell’AIPNL (Associazione Italiana di Programmazione Neurolinguistica)  

Self Hypnosis Producer

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